Quando poi alla fine senti che hai fatto la cazzata.
Domenica, ore 17,30. Ho finalmente convinto Nicola a raggiungere Bologna per vedere una performance post-porno di un’artista sudamericana.
Ore 17,45. Lui mi mostra un video introduttivo alla performance serale. Per la prima volta capisco cosa dice. Ci mettiamo in macchina: sessanta euro di benzina, panini Bella Campagna dell’Autogrill e pedaggio al casello.
21,00. Avverto Slavina che siamo in ritardo e le chiedo di tenerci gli ingressi.
21,25. Siamo già lì. Dopo aver parcheggiato l’auto nella ridente località di Inculonia, cerchiamo la via nell’elegante centro storico di Bologna.
Slavina ci presenta la performer che è ancora davanti al locale, avvolta nel cappotto, sciarpa, cappellino di lana. Salutiamo onoratissimi.
Slavina ci presenta la performer che è ancora davanti al locale, avvolta nel cappotto, sciarpa, cappellino di lana. Salutiamo onoratissimi.
21,35 Pago e ritiro i biglietti tenuti da parte col nome “Maria Tinca”.
21,40. Scopriamo, attaccati alle pareti, i disegni che Laura Giardino ed Elena Rapa hanno realizzato per il loro progetto Graffa, mi sento un po’ a casa. Ma dura poco perché sbaglio e ordino del vino invece della birra, Nicola mi rimprovera. Come insegna Ario, tolgo il cappello.
21,45. Un altro sbaglio: fumo marijuana.
21,50. Elena Rapa mi sembra un enorme uccello rapace che mi becca le sigarette dal palmo della mano.
21,54. La gente in fila è vestita e truccata come lo è il pubblico dello scontro per l’ecatombe celebrata in Hunger Games di Gary Ross, in versione Bologna bene 2013.
21,56. Mi rendo conto che sono in botta manco fossi Raoul Duke a Las Vegas.
21,57. Un uomo si presenta per complimentarsi con noi e ci rivolge delle domande: Ma si pronuncia “gallardo” o “gagliardo”? Porteremo un film anche l’anno prossimo a Berlino? Ma il profilo Rosario Gallardo lo tengo io e Nicola ha il suo? Gli dico che pronuncio lo spelling “gallardo” perché fa tanto annuncio pubblicitario per la vendita di cucine, ma Nicola ride. Chi sa che cosa ho detto.
21,58. Vedo un banchetto di oggettistica rosa; gadget e dildi molto chic scintillano come grani di mais e la folla li becchetta gorgheggiando, sono tutti piccioni imbottiti col collo di piume e l’occhietto circolare solitario su un versante del volto.
21,59. Cazzo, ma quanto dovrà conturbarmi le viscere questa performance per giustificare la liturgica sottomissione implicita nella pratica della fila? Mi metterà le zizze in faccia? Non sono sicura. Ho un dubbio atroce.
22,00. “Nicola lo so che sono fuori come una mina, ma fatto sta che ora è così e io devo rispetto a me stessa qualunque sia il mio stato di lucidità, che poi non è detto che sia l’altro lo stato di coscienza ‘normale’, anche se il senso comune ci spinge a tale interpretazione! Ecco, considerato tutto, io ora sento che dobbiamo andarcene”.
22,01. Ci sono due bellissime chiese nella grande via pedonale dove si affaccia via De’ Pepoli.
22,10. Mi si ribaltano le budella: tutte le volte che mi drogo a Bologna finisce che qualcuno mi ci deve portare fuori. Nicola mi sembra risplendere in un raggio di luce.
22,20. Sono nuda in macchina ad esibire la vulva ai camionisti.
01,20. Siamo a casa, cerco qualcosa di intelligente da scrivere sulla serata. Nulla.
02,00. Spompino Nicola con infinita devozione, è solo l’inizio, gli ho promesso di più. Menomale che mi ama e posso ricambiare i favori con servizietti sessuali perché altrimenti mi sentirei davvero in debito.
E’ stata una serata davvero fulminea, fulminata e fulminante!

