lunedì 25 novembre 2013

Paura e Delirio Fulminante



Quando poi alla fine senti che hai fatto la cazzata.

Domenica, ore 17,30. Ho finalmente convinto Nicola a raggiungere Bologna per vedere una performance post-porno di un’artista sudamericana.

Ore 17,45. Lui mi mostra un video introduttivo alla performance serale. Per la prima volta capisco cosa dice. Ci mettiamo in macchina: sessanta euro di benzina, panini Bella Campagna dell’Autogrill e pedaggio al casello.

21,00. Avverto Slavina che siamo in ritardo e le chiedo di tenerci gli ingressi.

21,25. Siamo già lì. Dopo aver parcheggiato l’auto nella ridente località di Inculonia, cerchiamo la via nell’elegante centro storico di Bologna.
Slavina ci presenta la performer che è ancora davanti al locale, avvolta nel cappotto, sciarpa, cappellino di lana. Salutiamo onoratissimi.

21,35 Pago e ritiro i biglietti tenuti da parte col nome “Maria Tinca”.

21,40. Scopriamo, attaccati alle pareti, i disegni che Laura Giardino ed Elena Rapa hanno realizzato per il loro progetto Graffa, mi sento un po’ a casa. Ma dura poco perché sbaglio e ordino del vino invece della birra, Nicola mi rimprovera.  Come insegna Ario, tolgo il cappello.

21,45. Un altro sbaglio: fumo marijuana.

21,50. Elena Rapa mi sembra un enorme uccello rapace che mi becca le sigarette dal palmo della mano.

21,54. La gente in fila è vestita e truccata come lo è il pubblico dello scontro per l’ecatombe celebrata in Hunger Games di Gary Ross, in versione Bologna bene 2013.

21,56. Mi rendo conto che sono in botta manco fossi Raoul Duke a Las Vegas.

21,57. Un uomo si presenta per complimentarsi con noi e ci rivolge delle domande: Ma si pronuncia “gallardo” o “gagliardo”? Porteremo un film anche l’anno prossimo a Berlino? Ma il profilo Rosario Gallardo lo tengo io e Nicola ha il suo? Gli dico che pronuncio lo spelling “gallardo” perché fa tanto annuncio pubblicitario per la vendita di cucine, ma Nicola ride. Chi sa che cosa ho detto.

21,58. Vedo un banchetto di oggettistica rosa; gadget e dildi molto chic scintillano come grani di mais e la folla li becchetta gorgheggiando, sono tutti piccioni imbottiti col collo di piume e l’occhietto circolare solitario su un versante del volto.

21,59. Cazzo, ma quanto dovrà conturbarmi le viscere questa performance per giustificare la liturgica sottomissione implicita nella pratica della fila? Mi metterà le zizze in faccia? Non sono sicura. Ho un dubbio atroce.

22,00. “Nicola lo so che sono fuori come una mina, ma fatto sta che ora è così e io devo rispetto a me stessa qualunque sia il mio stato di lucidità, che poi non è detto che sia l’altro lo stato di coscienza ‘normale’, anche se il senso comune ci spinge a tale interpretazione! Ecco, considerato tutto, io ora sento che dobbiamo andarcene”.

22,01. Ci sono due bellissime chiese nella grande via pedonale dove si affaccia via De’ Pepoli.

22,10. Mi si ribaltano le budella: tutte le volte che mi drogo a Bologna finisce che qualcuno mi ci deve portare fuori. Nicola mi sembra risplendere in un raggio di luce.

22,20. Sono nuda in macchina ad esibire la vulva ai camionisti.

01,20. Siamo a casa, cerco qualcosa di intelligente da scrivere sulla serata. Nulla.

02,00. Spompino Nicola con infinita devozione, è solo l’inizio, gli ho promesso di più. Menomale che mi ama e posso ricambiare i favori con servizietti sessuali perché altrimenti mi sentirei davvero in debito.

E’ stata una serata davvero fulminea, fulminata e fulminante!

venerdì 15 novembre 2013

Kynodontas for kids


Pochi giorni fa ho partecipato all'ennesima riunione dei genitori di classe della scuola materna che frequenta il mio secondogenito. Sono più di dieci anni che frequento riunioni di classe di genitori e la cosa ha smesso di sconvolgermi: si è trasformata in una noiosa litania durante la quale i pilastri dell'ipocrisia sociale vengono sistematicamente sciorinati, dal concetto di buono e cattivo, che man mano evolve in bravo e meno volenteroso, alle questioni sulla mensa scolastica tra l'igiene e i criteri alimentari. Questa volta è stato il turno di un classico assoluto della prima infanzia: le parolacce. Durante l'assemblea non mi sono pronunciata, ho imparato negli anni l'arte meticolosa del silenzio, ma poi a casa ho provveduto ad affrontare coi miei figli un argomento che mi sta a cuore: la paura delle parole. Le parole esistono perché l'umanità ne ha bisogno per esprimersi quindi se esiste una parolaccia, è evidente che l'uomo la trova necessaria. Relegare un intero repertorio espressivo al silenzio è l'azione repressiva di una categoria sociale che ha paura di confrontarsi con le istanze emotive che sottostanno quello specifico repertorio. Ai miei figli ho fatto l'esempio più facile, quello dell'aggressività, di cui così tanto spesso i genitori vogliono negare l'espressione. Con loro risolvo cercando di spiegare che vi sono contesti in cui va rispettata la paura altrui rinunciando all'uso di un vocabolario completo, ma mai e poi mai sosterrò una condanna del linguaggio, qualunque sia la sua coloritura espressiva, slang ignorante compreso, che se esiste è perché ci sta raccontando qualcosa del mondo, che ci piaccia o no.
A voi, miei cari quattro lettori, suggerisco la visione di un film che ho anche provveduto ad adattare sotto forma di favola per il bimbo più piccolo e della cui la visione il mio adolescente ha parecchio giovato: http://it.wikipedia.org/wiki/Kynodontas. Tra l'altro, uno dei rari casi di cinema greco contemporaneo che non ha nulla da invidiare al meglio del meglio internazionale.
Raccontate questa storia a voi e ai vostri figli. Le storie aiutano ad avvicinare la realtà nelle sue forme più ruvide senza deturparne il senso, perché il senso va preservato e divulgato. Abbiamo già tanto dogmatismo e paura in mezzo a noi che alimentarne altra davvero non è il caso. Affrontate la vostra paura e traducetela in parole sincere piuttosto che tacerla, malcelandola nella buona educazione o in una formale interpretazione di "normalità" esistenziale. Sono certa che farà a tutti molto meno male.

domenica 10 novembre 2013

Berlino, film e sottotitoli

Siamo stati a Berlino, siamo tornati, abbiamo lottato per assemblare l'attrezzatura mancante, abbiamo montato e sottotitolato ed eccoci pronti, finalmente, con un nuovo articolo per MilanoXXX e 25 minuti di "documentario" sul Berlin Porn Film Festival. La fase più tediosa è stata sincronizzare i sottotitoli per un'intera settimana (visto che qui si può lavorare solo nei ritagli di tempo)!
Ringraziamo innanzitutto tutti coloro che stanno contribuendo acquistando video e show, i vostri contributi stanno già ricoprendo una buona parte dell'attrezzatura e del viaggio a Berlino.
Ringraziamo chi ha partecipato volontariamente o meno alla realizzazione del documentario.
Ringraziamo chi ha curato le traduzioni per i sottotitoli, ma la prossima volta facciamo che vi occupate anche della sincronizzazione?
Ma soprattutto ringraziamo la fabbrichetta Gallardo, cioe' Nicola ed io: che non conosciamo sosta e che con amore ci seguiamo ovunque, in tutte le nostre eccentriche maniacalità esibizionistiche, dandoci tutto cio' di cui abbiamo bisogno, e di cui non ne abbiamo mai abbastanza.
Quando viviamo una bella avventura poi non vediamo l'ora di raccontarvela e quando possibile anche farvela vedere. Ci arrabbiamo da matti per ogni intoppo, andiamo in ansia se ritardiamo con le scadenze che noi stessi ci imponiamo, ogni volta sentiamo che abbiamo più luce, un po' più aria, una magia in più nel cappello e quando realizziamo un film un po' più lungo, un po' più articolato ecco che è l'apice: "ci pisciamo sotto dall'entusiasmo"! 

Evviva, evviva ^.^

sabato 2 novembre 2013

il gioco di ender

Oggi ci è scoppiata la copia crackata del programma con cui montiamo. Nonostante il nostro grande entusiasmo dobbiamo ridimensionato le nostre aspettative. Io intanto continuo a seminare trascorrendo la giornata masturbandomi ogni tanto in attesa di girare l'ultima scena di un corto che preparo dal 2011. Chi sa se mai riusciremo a montarla, postprodurla e proporvela... Qui intanto ci si diverte, anche fuori dal set. Mi trucco in bianco, ciglia finte, tela e tanta acqua da bere. Accendiamo la cam e ci mettiamo in cam4, così, per avere compagnia. Il set è troppo difficile per il contesto webcam, ma non riesco a leggere i commenti, performo per la telecamera. Sono inquadrata da lontano, faccio cose senza il favore della luce ben sparata addosso così come sarebbe funzionale per un pornoshow.
La musica di Pablito si ripete per più di tre ore, io e Nico facciamo in tempo anche a litigare per un paio di ciabatte lasciate in campo. Sono viola, non la vedo così grave, pensa se fossero state marroni...
Sono le venti, la cucina è un disastro, andiamo a spendere un patrimonio per dei panini e poi a vedere "Il Gioco di Ender". Il libro è una favola e il film per fortuna è dignitosissimo, altrimenti che serata di merda! La sala è mezza vuota, del resto c'è Checco Zalone di fianco che ha fatto pienone, intorno a noi c'è chi si lamenta perché il protagonista è diventato ammiraglio a dieci anni, un altro perchè il film è troppo cerebrale, poi uno dice che è per ragazzi. Non mi alzo e me ne vado perché ho imparato a commiserare, ma sono ancora lontana dalla capacità di compatire, figuriamoci amare, il mio nemico. Non ho speranze di vincervi, ma è stata una bella giornata. Domani ho un articolo da completare e proverò a montare un piccolo servizio sul Berlin Porn Filmfestival. Piccolo perché abbiamo molte ore di girato, ma davvero poco spazio per gestire i file, anzi, sarà una sfida realizzare un corto cortissimo! Siamo stati a Berlino sei notti e in valigia ho portato un micro completino sexy per la festa e poi solo scarpe, calze e cappotti. Cappotti di tutte le masse e materiali, cappotti leggeri, di lana, neri, verdi, azzurri, per realizzare una performance delle nostre, di quelle che poi alla fine hanno un medesimo macro scopo: divertirci. Nuda sotto i cappotti, al bar, al ristorante, in aereo, al festiva, in metro, con qualunque temperatura e qualunque stato d'animo. Ci siamo divertiti parecchio, alla fine è risultato terribilmente facile, perfino comodo. Il vestito non è poi così necessario, basta che il cappotto abbia quella giusta temperatura per non farti sudare in interni e nel contempo non ti faccia gelare in esterno. Più di una volta sono salita a cambiare giacca, poi liscia come seta, la settimana, per quanto riguarda il clima, è stata all'insegna della disinvoltura, come un vero maniaco mi sono agirata per la citta con l'impermeabile e sotto nulla! Ma credo che domani nel corto metterò l'indispensabile, insomma quello che regge il nostro ferro vecchio! Ora chiederò a Nicola di leggere e dare un occhio alle cagate che alle due e mezza di notte scaturiscono dalle mie quattro dita... sta videogiocando, va beh, rileggo ad alta voce mentre i gatti cercano di sabotare tutto, penso che li ucciderò, vi terrete i miei strafalcioni da disgrafica compulsiva.
P.s.
Grazie Nico per la revisione notturna, decisamente fuori da qualunque patto sindacale, lo so. Ti amo...

Baci

giovedì 31 ottobre 2013

feste con zucca

Idee per la serata: do fuoco a uno dei miei gatti... poi gridando dal dolore mi lancio in strada scorticandomi le ginocchia. Intanto prende fuoco la casa, il palazzo e i condomini ardono vivvi in preda a sgomento. Faccio due foto bordo apocalisse, parlo in telecamera raccontando cosa provo in quel momento immersa nel sentimento.
Mi sottraggo alle domande di pompieri e polizia e mi dirigo maestosamente in silenzio all'ospedale, compilo le pratiche per il ricovero al reparto neuropsichiatria, ma prima faccio un salto a quello per ustioni...
Guardo l'alba pensando alla morte, all'arrapamento, alle fiamme.
Mi sento bellissima.
Un uccellino canta, sorge il sole.
Mi addormento.
Nick Manolestah che ne pensi? Può andare?

(Nick Manolestah: Ho imparato a disprezzare l'umanità grazie (anche?) alla tristemente nota domanda: "Cosa fai a capodanno?". Ora, a conferma del postulato che vuole non esserci limite al peggio, mi ritrovo a maneggiare questa nuova enormità: "Cosa fai ad halloween?" COSA? QUANDO? Rosario Gallardo, meno male che abbiamo due gatti, sennò io a chi davo fuoco? In ogni caso non vi ho mai disprezzato tanto. Tutti. Ciao.)

PS. Voi divertitevi io monto.